KARATE CUS BERGAMO ASD

KARATE CUS BERGAMO ASD

Tecniche del Karate-do, Kihon, Kata e Kumite

Il karate prevede lo studio approfondito di tecniche di colpo dette “atemi waza”, parola derivata dalla contrazione del verbo “ateru-colpire” e “mi-corpo”.

Si utilizzano pugni, calci (principalmente alle gambe e al tronco), gomitate, ginocchiate e colpi di percussione a mano aperta nelle zone sensibili del corpo umano (femore, articolazioni, fegato, gola, costole fluttuanti) al fine di provocare un trauma anatomico che neutralizzi l’avversario nel modo più veloce ed efficace possibile seguendo la regola del “minimo sforzo, massimo risultato”.

Da segnalare che nello studio più avanzato dell’arte vengono esaminati anche gli “tsubo” o “punti di pressione” e particolarmente rilevante è il fatto che nel primo testo redatto dal maestro Funakoshi (“Karate-do Kyohan”) un intero capitolo fosse dedicato all’anatomia umana a dimostrazione che non solo si deve imparare “come” colpire ma anche, e soprattutto, “dove”.

Tutte queste tecniche sono corredate da un insieme di parate, schivate, spostamenti e scivolate atte a deflettere e intercettare gli attacchi oltre a proiezioni, spazzate, bloccaggi e leve articolari. Non si deve però pensare al Judo o all’Aikido. Le proiezioni e le spazzate del karate non prevedono di “lanciare” l’avversario in lontananza (come nell’Aikido) ma di “sgretolarlo” sul suo centro, a terra, per impedirgli di contrattaccare e quindi finalizzarlo con tecniche di colpo. Il karate, del resto, è primariamente un’arte di percussione

PREPARAZIONE FONDAMENTALE (KIHON)
Il Kihon è un termine che indica le tecniche di allenamento base, di parata o di attacco, su cui si basa il Karate. In pratica, si tratta di esercizi propedeutici all’esecuzione tecnica nel Karate.

KATA O FORME
Il Kata é una serie di movimenti (per la maggior parte, nelle otto direzioni dello spazio) che si svolgono secondo un ordine preciso in sincronia con la respirazione, ritmo e coordinazione e che raffigurano un combattimento con più avversari. Si racchiudono in essi le tecniche diffuse dalle varie scuole.
Come il combattimento ha sempre uno scopo di difesa e ciò è dimostrato dal fatto che inizia e finisce con una tecnica di parata, così che risulti chiaro che il karateka non deve mai attaccare per primo, e che attraverso la disciplina mentale e spirituale del karate egli arriva al controllo di se stesso oltre che alla padronanza delle tecniche.

Kata stile Shorei: stile che accentua prima di tutto lo sviluppo della forza fisica e potenza muscolare, ne è caratteristico il lato vigoroso
“Jutte” (10 mani); Hanghetzu (mezza luna); Tekki (andare a cavallo); Jion ( tempio di Jion); Ten No Kata (kata dell’universo)

Kata stile Shorin: stile molto leggero e veloce con rapidi movimenti avanti e indietro che possono paragonarsi al volo del falco
“Taikkyouku” (prima il motivo); Heian (pace dello spirito) ; Bassai (penetrare una fortezza); “KwanKu” (scrutare il cielo); Empi ( volo di rondine); Gankaku (gru sulla roccia.)

Gli elementi fondamentali per eseguire un buon kata sono: la tecnica, kime (la breve contrazione muscolare isometrica eseguita nell’istante della conclusione della tecnica), la potenza (indicata dalla formula P=FxV dove la velocità risulta essere maggiormente incisiva della forza), l’espressività, il ritmo e la sua bellissima storia.

Bunkai Kata
Bunkai letteralmente significa “smontare” ed indica lo studio per l’applicazione pratica delle tecniche contenute nei kata. Lo studio di esse permette di estrapolare dai kata efficaci tecniche di difesa, molto spesso proiezioni, tecniche combinate, leve articolari e spazzate che sono nascoste magari all’interno di una tecnica di pugno o parata. Lo studio dei Bunkai Kata è uno dei più complessi dell’arte poiché richiede una chiave di lettura che si deve dedurre dallo stile del fondatore. E’ altresì uno degli argomenti più delicati per i teorici e gli studiosi dell’arte marziale poiché non possediamo documenti scritti sulla pratica del bunkai sebbene essa sia importantissima per la comprensione del karate. Da ricordare, inoltre, come le tecniche dei kata derivano da tecniche di combattimento codificate e non il contrario. Ciò significa che le tecniche contenute nelle forme sono funzionali e non mera tradizione scolastica.

IL COMBATTIMENTO (KUMITE)
Gichin Funakoshi disse: “Non ci sono dispute nel Karate”. Prima della seconda guerra mondiale, in Okinawa, il kumite non era parte integrante dell’insegnamento. Shigeru Egami riferisce che, nel 1940, alcuni karateka furono cacciati dal dojo perché usavano combattere facendo a pugni. Tra le caratteristiche del Kumite del Karate si nota che i colpi, ad eccezione del Kyokushinkai (e degli stili a contatto pieno da esso derivati), non vengono affondati alla ricerca del knockout dell’avversario, ma vengono arrestati per ovvi motivi di incolumità. Le tecniche tuttavia devono dimostrare il loro potenziale ed essere eseguite, arrestandole con controllo per non arrecare eccessivi danni. Ciò è possibile grazie ad un adeguato allenamento e ad un opportuno regolamento di gara. Quest’ultimo infatti prevede, in linea di massima, un lieve contatto a livello addominale, nessun contatto con tecniche di braccio al volto e un lievissimo contatto con tecniche di calcio al volto (anche se esistono vari regolamenti e, per esempio, in alcune federazioni e in determinati stili il contatto è consentito). L’eventuale ausilio di protezioni preventive (conchiglia, paradenti, corpetto, paratibia-piede, guantini) e l’adozione di sanzioni adeguate e di opportune norme completano il regolamento nella massima tutela dei praticanti. Negli anni cinquanta, il maestro Mas Oyama creò il Kyokushinkai (Full Contact Karate) e da esso, successivamente, si svilupparono molti altri stili che facevano del contatto pieno il loro punto di forza.

Taiso

Il Taiso si può dividere in tre momenti principali: prima della lezione, dopo la lezione, parallelamente alla stessa in giorni differenti.

Gli scopi saranno anch’essi differenti.

  1. Prima della lezione infatti avremo l’obiettivo di riscaldare e preparare tutte quelle parti del corpo che saranno soggette ad un utilizzo violento e ad impatto, quale l’esecuzione di tecniche o kata ad alta velocità.
    Serve per il riscaldamento muscolare prima dell’allenamento, ogni muscolo viene interessato, con leggeri esercizi aerobici come la corsa e saltelli, e poi riscaldamento partendo dalla testa e scendendo man mano verso il basso spalle, braccia, gambe, fino alle dita dei piedi.
  2. Dopo la lezione privilegeremo l’attività di allungamento e defaticamento.
    In questa fase verranno eseguiti degli esercizi di stretching mirati all’allungamento e al defaticamento della muscolatura contratta e affaticata. Il movimento lento e continuo favorisce l’eliminazione dell’acido lattico prodotto durante l’allenamento.
  3. In sedute dedicate, sempre in giornate differenti dalle normali sedute di allenamento, dovremo dedicarci al potenziamento della nostra struttura osteo-scheletrica e dell’apparato muscolare. Dedizione particolare va data ovviamente al potenziamento dei muscoli di spinta (tricipite, quadricipite femorale, etc) senza però perdere di vista l’allenamento di muscoli antagonisti, complementari o fondamentali all’allenamento. Molti atleti, infatti, dimenticano di allenare molte parti del corpo dedicandosi a quelle di maggiore attenzione e fruizione, con maggior rischio di traumi derivanti dall’utilizzo asimmetrico di muscoli quali il grande gluteo, i dorsali o semplicemente i deltoidi.

Attenzione alla respirazione:
L’acquisizione del “fiato” è certo di primaria importanza.

Nessun progresso è possibile senza un’eccellente forma respiratoria.

Ogni Karateka deve potersi allenare per un tempo abbastanza lungo senza ansimare.

Un altro punto fondamentale è la padronanza del ritmo respiratorio coordinato agli attacchi ed alle difese. In questi esercizi viene riservata molta importanza alla respirazione che essendo in armonia con il movimento, permette oltre che alla ben nota funzione di ricambiare ossigeno, di preparare la mente ad essere più tranquilla possibile in armonia con il corpo.

Rei e Mokuso

Il saluto “REI” 礼 è il gesto attraverso il quale il praticante dimostra il suo rispetto per le regole tradizionali del Karate.
L’allineamento degli studenti avviene da sinistra a destra rispettando il grado di anzianità.
Esistono due tipi di saluto: “Taci-rei” e “Za-rei”

Taci-rei: ritsurei 立礼 saluto in piedi
A) Alla parola Yoi assumere la Posizione musubi-daci ( in piedi talloni uniti punte divaricate poco meno del 45°), con le braccia lungo i fianchi rilassando le spalle e mantenendo la nuca perpendicolare aprendo il torace.
B) Flettere il busto15° in avanti mantenendo lo sguardo in avanti
C) Effettuare il saluto Osu si pronuncia “oss” abbreviazione di
“ohayo gozaimasu” (equivalente al nostro “buongiorno”)
“onegai shimasu “oss”, (tradotto è “onorato di imparare con voi”)
D) ritornare nella posizione iniziale.

Za-rei: zarei 座礼 saluto in posizione inginocchiata
A) Alla parola Yoi assumere posizione musubi-daci come taci-rei
B) Alla parola Seiza andare giù flettendo le ginocchia
C) Aprire di 90° il ginocchio destro verso l’esterno rispetto al ginocchio sinistro
D) Appoggiare sul terreno il ginocchio sinistro e successivamente il destro, con il collo dei piedi a terra poggiarsi sui talloni
E) Sovrapporre l’alluce destro sul sinistro, sedere sui talloni assumendo una posizione eretta col tronco appoggiando le mani sulla parte alte delle cosce portando i gomiti adiacenti al corpo in una posizione il più naturale possibile (detta posizione si chiama seiza)
F) Alla parola Mokuso eseguire il mokuso sino alla parola Yametè Mokuso (termine del mokuso)
G) Il Sensei (il maestro) recita le 5 regole base del dojo e gli allievi ripetono.
H) Alla parola Shome-ni-rei (eseguire il saluto allo shomen 正面, ossia il lato anteriore della palestra), alla parola Sensei-ni Rei (eseguire il saluto al maestro sensei 先生)
Alla parola Otagai ni rei, eseguire il saluto reciproco (otagai お互い) che simboleggia l’unità ed esprime il rispetto che si deve agli altri
I) Saluto: appoggiare le mani a terra (prima la sinistra poi la destra) di fronte alle ginocchia con le punte orientate diagonalmente in avanti; inclinare la schiena in avanti senza inclinare la testa, arrivare con la testa a circa 25 cm da terra (lo sguardo sempre attento in avanti, se avanti ho un avversario non perdere mai di vista le sue mani!), salutare “Oss”
J) Attenzione: gli studenti non devono mai alzare la testa prima del maestro e prima dei compagni più anziani
K) Rialzare il busto e tornare nella posizione E (Seiza)
L) Alla parola Kiriz, sempre rispettando l’ordine dal maestro a seguire gli allievi più anziani, alzarsi sulle ginocchia ed eseguire il movimento inverso (Musubi-daci ) fatto per la discesa.

Nel nostro dojo-kun (luogo dove si studia il karate) prima di effettuare il saluto si recitano in giapponese le 5 regole base:
Hitotsu jinkaku kansei ni tsutomuru koto – Dobbiamo cercare un costante perfezionamento interiore
Hitotsu makoto no michi o mamoru koto – Dobbiamo agire secondo giustizia e rettitudine
Hitotsu doryoku no seishin o yashinau koto -Dobbiamo agire con il massimo rispetto degli altri
Hitotsu reigi o omonzuru koto -Dobbiamo impegnarci con assidua costanza
Hitotsu kekki no yu o imashimuru koto – Dobbiamo riuscire a controllare i nostri istinti

Il MOKUSO” 黙想 è il metodo per raggiungere lo stato di “Vuoto della Mente”.
Il Karate come tutte le arti marziali Giapponesi è stato influenzato fortemente dal Buddismo Zen (“Shaolin” famoso monastero in Cina dove il monaco buddista indiano Bodhidarma predicava la forma di Buddismo che poi si chiamerà Zen). La religione filosofia dei Samurai deriva un concetto particolare, difficile da capire per gli Occidentali, quello del “ Vuoto della
Mente”
Vuoto della mente significa che lo spirito deve essere vuoto di ogni idea preconcetta, libero da ogni influenza esterna, in stato di recettività totale (spogliarsi delle proprie preoccupazioni e di farsi ricettivi agli insegnamenti impartiti dal maestro) pronto a reagire istintivamente al minimo stimolo (esempio dell’acqua dello stagno).
Questo stato della mente è chiamato Mushin dai Giapponesi.
Lo spirito come l’acqua … Mizu No Kokoro.
La pratica del Mokuso dopo l’allenamento è anche ideale per tornare allo stato di quiete mentale e fisica dopo l’eccitazione del combattimento.

Gli Studenti quando ascoltano il loro insegnante durante la spiegazione di una teoria devono rimanere in una posizione corretta come la Musubi-Dachi ( posizione naturale) con la mano destra coperta dalla sinistra il cui pollice viene tenuto dalla mano destra.